I reati presupposto 231 sono i reati che, se commessi da persone che operano per un ente, possono far sorgere la responsabilità dell'ente stesso ai sensi del D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231. Non tutti i reati hanno questo effetto: solo quelli espressamente richiamati dal decreto o da altre leggi.
Conoscere il catalogo è il primo passo per costruire un Modello 231 idoneo, perché è proprio sulle famiglie di reato che si misurano la mappatura dei rischi e i protocolli di prevenzione.
Cosa sono i reati presupposto 231
La responsabilità dell'ente è governata dal principio di legalità (art. 2 del decreto): l'ente non può essere ritenuto responsabile per un fatto costituente reato se la sua responsabilità in relazione a quel reato, e le relative sanzioni, non sono espressamente previste da una legge entrata in vigore prima della commissione del fatto.
Il reato presupposto è quindi la condizione necessaria, ma non sufficiente. Servono anche gli altri criteri del decreto: il reato deve essere commesso nell'interesse o a vantaggio dell'ente (art. 5), da un soggetto in posizione apicale o da un sottoposto alla sua direzione o vigilanza. La responsabilità dell'ente è poi autonoma: sussiste anche quando l'autore del reato non è stato identificato o non è imputabile (art. 8).
Un catalogo dei reati 231 che si è allargato nel tempo
Nella versione originaria il decreto richiamava soltanto alcuni reati contro la pubblica amministrazione, agli artt. 24 e 25. Da allora il legislatore ha aggiunto famiglie di reato in modo progressivo: reati societari, delitti in materia di sicurezza sul lavoro, riciclaggio, delitti informatici, reati ambientali, reati tributari e molte altre.
Il catalogo continua a cambiare: vengono introdotte nuove famiglie, si aggiungono fattispecie a quelle esistenti, si modificano le sanzioni. Per questo un Modello 231 va aggiornato quando cambia la normativa, oltre che quando cambia l'organizzazione dell'ente.
Come si legge l'elenco dei reati del D.Lgs. 231/2001
I reati presupposto sono raccolti nella Sezione III del Capo I del decreto, a partire dall'art. 24. Gli articoli aggiunti nel tempo hanno conservato la numerazione con i suffissi latini: 24-bis, 25-ter, 25-quinquiesdecies e così via.
Ogni articolo di regola:
- richiama una o più norme incriminatrici, del codice penale o di leggi speciali, talvolta solo in parte o a determinate condizioni;
- indica la sanzione pecuniaria in quote, spesso differenziata per gruppi di reati;
- stabilisce se e per quanto tempo si applicano le sanzioni interdittive.
Non tutti i reati presupposto si trovano nel decreto. La legge 16 marzo 2006, n. 146 (art. 10) estende la responsabilità dell'ente ad alcuni reati transnazionali, quando ricorrono i requisiti della transnazionalità previsti dalla stessa legge. Altre leggi speciali contengono richiami analoghi per specifici settori.
Perché la mappatura per famiglia è il cuore del Modello
L'art. 6, comma 2, lett. a), del decreto chiede che il Modello individui le attività nel cui ambito possono essere commessi reati. In pratica, questo significa incrociare ogni famiglia del catalogo con i processi dell'ente: chi fa che cosa, con quali poteri, con quali controlli.
La mappatura per famiglia rende il Modello verificabile. Ogni Parte Speciale corrisponde a una o più famiglie di reato, descrive i processi sensibili collegati e i protocolli che li presidiano. Senza questo legame, il Modello si riduce a un elenco di principi generali, difficilmente idoneo a prevenire i reati della specie di quello eventualmente commesso.
Come si valuta l'applicabilità e come si motiva un'esclusione
Per ciascuna famiglia la valutazione segue alcune domande:
- l'ente svolge attività in cui il reato è astrattamente realizzabile?
- il reato potrebbe essere commesso nel suo interesse o a suo vantaggio?
- con quale probabilità e con quale impatto, tenuto conto dei controlli esistenti?
Escludere una famiglia è legittimo, ma l'esclusione va motivata e documentata nell'analisi dei rischi, con riferimento all'attività concreta dell'ente. Una motivazione generica non regge: occorre spiegare perché i processi che renderebbero possibile il reato non esistono o sono marginali. Le famiglie escluse restano comunque coperte dai principi del Codice etico e vanno rivalutate a ogni aggiornamento.
Il tentativo (art. 26)
L'ente può rispondere anche quando il delitto presupposto è soltanto tentato. In questo caso l'art. 26 prevede la riduzione delle sanzioni pecuniarie e interdittive da un terzo alla metà ed esclude la responsabilità dell'ente se questo impedisce volontariamente il compimento dell'azione o la realizzazione dell'evento.
Come consultare il catalogo
Di seguito trovi l'elenco delle famiglie di reato presupposto, ordinate secondo gli articoli del D.Lgs. 231/2001 e completate dalle leggi speciali che rinviano al decreto. Ogni scheda riporta le fattispecie richiamate, le modifiche normative, i processi sensibili tipici e i presidi da prevedere nel Modello 231. Per capire quali famiglie pesano di più nel tuo ambito, puoi partire dalla guida al Modello 231 per settore.
Le famiglie di reato presupposto
- Art. 24Indebita percezione di erogazioni, truffa in danno dello Stato o di un ente pubblico o dell'Unione Europea per il conseguimento di erogazioni pubbliche, frode informatica in danno dello Stato o di un ente pubblico e frode nelle pubbliche forniture9 fattispecie
- Art. 24-bisDelitti informatici e trattamento illecito dei dati13 fattispecie
- Art. 24-terDelitti di criminalità organizzata8 fattispecie
- Art. 25Peculato, indebita destinazione di denaro o cose mobili, concussione, induzione indebita a dare o promettere utilità, corruzione14 fattispecie
- Art. 25-bisFalsità in monete, in carte di pubblico credito, in valori di bollo e in strumenti o segni di riconoscimento
- Art. 25-bis.1Delitti contro l'industria e il commercio8 fattispecie
- Art. 25-terReati societari19 fattispecie
- Art. 25-quaterDelitti con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico
- Art. 25-quater.1Pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili
- Art. 25-quinquiesDelitti contro la personalità individuale, contro la vita e l'incolumità individuale12 fattispecie
- Art. 25-sexiesAbusi di mercato e reati finanziari
- Art. 25-septiesOmicidio colposo o lesioni gravi o gravissime commesse con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro3 fattispecie
- Art. 25-octiesRicettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, autoriciclaggio4 fattispecie
- Art. 25-octies.1Delitti in materia di strumenti di pagamento diversi dai contanti e trasferimento fraudolento di valori5 fattispecie
- Art. 25-noviesDelitti in materia di violazione del diritto d'autore8 fattispecie
- Art. 25-deciesInduzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all'autorità giudiziaria
- Art. 25-undeciesReati ambientali31 fattispecie
- Art. 25-duodeciesImpiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare5 fattispecie
- Art. 25-terdeciesRazzismo e xenofobia
- Art. 25-quaterdeciesFrode in competizioni sportive, esercizio abusivo di gioco o di scommessa e giochi d'azzardo esercitati a mezzo di apparecchi vietati
- Art. 25-quinquiesdeciesReati tributari8 fattispecie
- Art. 25-sexiesdeciesContrabbando
- Art. 25-septiesdeciesDelitti contro il patrimonio culturale9 fattispecie
- Art. 25-duodeviciesRiciclaggio di beni culturali e devastazione e saccheggio di beni culturali e paesaggistici2 fattispecie
- Art. 25-undeviciesDelitti contro gli animali
- Art. 26Delitti tentati
- L. 146/2006Reati transnazionali8 fattispecie
- Art. 12 L. 9/2013Responsabilità degli enti per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato
Domande frequenti
Quanti sono i reati presupposto 231?
Il numero cambia nel tempo, perché il legislatore aggiunge periodicamente nuove fattispecie e nuove famiglie. Per questo è più utile ragionare per famiglie, che corrispondono agli articoli del D.Lgs. 231/2001 dal 24 in poi, più i reati transnazionali della L. 146/2006 e i richiami contenuti in altre leggi speciali. Ogni famiglia comprende una o più norme incriminatrici.
Un reato che non è nel catalogo può rendere responsabile l'ente?
No. Per il principio di legalità dell'art. 2, l'ente risponde solo per i reati espressamente richiamati da una legge in vigore al momento del fatto. Va però considerato che alcune fattispecie del catalogo, come il riciclaggio e l'autoriciclaggio, possono avere a oggetto proventi di reati che non sono a loro volta reati presupposto.
Si può escludere una famiglia di reato dal Modello 231?
Sì, se l'analisi dei rischi dimostra che l'ente non svolge attività in cui quel reato può essere commesso nel suo interesse o a suo vantaggio. L'esclusione deve essere motivata in modo specifico e documentata, non affermata in termini generici. Le famiglie escluse restano coperte dal Codice etico e vanno riesaminate a ogni aggiornamento del Modello.
L'ente risponde anche se il reato è solo tentato?
Sì, per i delitti. L'art. 26 del D.Lgs. 231/2001 prevede che, in caso di delitto tentato, le sanzioni pecuniarie e interdittive siano ridotte da un terzo alla metà. L'ente non risponde se impedisce volontariamente il compimento dell'azione o la realizzazione dell'evento: una previsione che valorizza i controlli in grado di intercettare la condotta prima che si concluda.
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Questa pagina ha finalità informative e non costituisce parere legale: l’applicazione della disciplina al singolo ente richiede la valutazione di un professionista.