Delitti contro gli animali
I reati della famiglia
L'articolo richiama i delitti del codice penale posti a tutela degli animali, tra cui:
- Art. 544-bis c.p. – Uccisione di animali.
- Art. 544-ter c.p. – Maltrattamento di animali.
- Art. 544-quater c.p. – Spettacoli o manifestazioni vietati.
- Art. 544-quinquies c.p. – Divieto di combattimenti tra animali.
- Art. 638 c.p. – Uccisione o danneggiamento di animali altrui.
L'elenco e le singole fattispecie, modificate dalla stessa riforma, vanno sempre letti sul testo vigente.
Quando l'ente risponde per i delitti contro gli animali (art. 25-undevicies D.Lgs. 231/2001)
L'ente risponde se il delitto è commesso nel suo interesse o a suo vantaggio da un apicale o da un sottoposto. Nella pratica d'impresa il vantaggio si presenta soprattutto come risparmio di costi: densità di allevamento eccessive, ambienti inadeguati, cure veterinarie omesse, trasporti in condizioni non conformi, procedure di stordimento e macellazione non rispettate per accelerare i ritmi produttivi. In altri settori il vantaggio è il ricavo di spettacoli o manifestazioni non consentiti.
Un elemento decisivo è il rapporto con le leggi speciali. Le norme del codice penale sugli animali non si applicano, nei limiti previsti dall'art. 19-ter delle disposizioni di coordinamento del codice penale, ai casi disciplinati dalle leggi speciali su caccia, pesca, allevamento, trasporto, macellazione, sperimentazione scientifica, attività circense e giardini zoologici. Il rischio penale per l'impresa nasce quindi quando l'attività esce dal perimetro di quelle discipline, ad esempio violando le prescrizioni che le rendono lecite.
L'articolo prevede sanzioni pecuniarie graduate per fattispecie; per misura, eventuali sanzioni interdittive e loro durata occorre fare riferimento al testo vigente. Resta ferma la confisca del prezzo o del profitto del reato.
Processi e attività sensibili
- Allevamento: densità, ricoveri, alimentazione, gestione degli animali malati o feriti.
- Trasporto di animali vivi: tempi di viaggio, idoneità dei mezzi, soste e abbeveraggio.
- Macellazione: stordimento, gestione delle linee e dei ritmi produttivi.
- Sperimentazione animale: autorizzazioni, protocolli, rispetto delle prescrizioni.
- Pensioni, canili, rifugi e commercio di animali da compagnia.
- Eventi, spettacoli, manifestazioni e attività turistiche con impiego di animali.
- Gestione di animali infestanti o selvatici in aree aziendali.
Presidi del Modello 231
- Responsabile del benessere animale per ciascun sito, con poteri e risorse adeguati.
- Procedure operative conformi alla normativa di settore su allevamento, trasporto e macellazione, con check-list e registrazioni.
- Controlli veterinari programmati e gestione documentata delle non conformità.
- Selezione e audit di trasportatori e fornitori di animali, con clausole contrattuali sul benessere animale.
- Videosorveglianza o ispezioni a campione nelle fasi più critiche, dove consentito.
- Formazione del personale addetto alla cura e alla manipolazione degli animali.
- Canale di segnalazione accessibile al personale e ai terzi, con tutela ai sensi del D.Lgs. 24/2023.
- Flussi verso l'OdV: esiti dei controlli ufficiali delle autorità sanitarie, sanzioni amministrative in materia di benessere animale, mortalità anomale, segnalazioni di maltrattamento, esiti degli audit sui fornitori.
Domande frequenti
Un allevamento autorizzato può rispondere ai sensi dell'art. 25-undevicies D.Lgs. 231/2001?
Sì, se opera fuori dalle regole che rendono lecita l'attività. Le norme penali sugli animali non si applicano ai casi disciplinati dalle leggi speciali sull'allevamento, ma quando le prescrizioni vengono violate, ad esempio sugli spazi, sulle cure o sulla gestione degli animali feriti, possono emergere maltrattamento o uccisione di animali. Se la violazione produce un risparmio per l'impresa, la responsabilità dell'ente è configurabile.
Quali imprese devono aggiornare il Modello 231 per i delitti contro gli animali?
Principalmente quelle della filiera zootecnica e alimentare (allevamenti, trasporto di animali vivi, macelli), i laboratori che praticano sperimentazione animale, le strutture che ospitano o commerciano animali e gli organizzatori di eventi con animali. Le altre imprese possono limitarsi a valutare il rischio nel risk assessment e a motivarne l'eventuale esclusione.
Che ruolo hanno i controlli veterinari nel Modello 231?
Sono un presidio centrale. Programmare i controlli, registrarne gli esiti e gestire le non conformità consente di dimostrare che l'ente ha organizzato la tutela del benessere animale e di intercettare le situazioni a rischio prima che diventino reato. Gli esiti dei controlli ufficiali e interni dovrebbero confluire nei flussi informativi verso l'Organismo di Vigilanza.
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Questa pagina ha finalità informative e non costituisce parere legale: l’applicazione della disciplina al singolo ente richiede la valutazione di un professionista.